Mater semper certa est...Pater nunquam

annagghia sta iatta chi sta accucchiannu un tursulu di malafigura

Eccomi

Blogger: ART41BIS
Nome: Andrea
Baaaa...ci credete? Nonostante l'età non ho ancora un'identità precisa...faccio di tutto di più...purchè FRUTTI. Dal Sindacalista all'assicuratore al tecnico pc...insomma un tuttofare

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domenica, 13 aprile 2008

Andrea

Tra enciclopedie,di internet e regolamenti comunali...qualche notizia sul mio nome.
Che per altro io già sapevo.

Etimologia

Deriva dal greco ανήρ (anēr), genitivo ανδρός (andrós), che indica l'uomo con riferimento alla sua mascolinità, cioè in quanto contrapposto alla donna (corrispondente al latino vir, viri, mentre uomo nel significato di genere umano è homo, hominis in latino e άνθρωπος, ánthropos, ανθρώπου, anthrópou, in greco). Il nome greco originario, Andréas, rappresenta l'ipocoristico (vezzeggiativo), abbreviato al primo elemento, di nomi greci composti con andr- come Androclo, Androgino, Andronico. Oppure è un derivato di andreía: forza maschile, coraggio virile, virilità. Il significato è analogo a Mascula, che deriva dal latino.

Onomastico

L'onomastico si festeggia tradizionalmente il 30 novembre in occasione della memoria di Sant'Andrea apostolo. ,martire , evangelizzatore della Tracia. Patrono di Sarzana, dell'Alsazia, dei pescivendoli , dei pescatori. Si invoca contro le ingiustizie e la sterilità femminile.

 

 

Qualche specificazione

Andrea è un nome proprio di persona italiano maschile. Talvolta, ad imitazione di altre lingue, viene usato come femminile, anche se in realtà il suo significato etimologico esprime proprio virilità.

Dal greco ANDREAS "valoroso" riferito ESCLUSIVAMENTE. Al sesso maschile ( come già scritto corrisponde al VIR latino).  L’eccezione "DONNA VALOROSA" non esiste …in greco antico si parlava semmai di “gunè (letto Ghiunè) andreia” ma un eccezione rara e praticamente inesistente poichè le donne non erano combattenti ; inoltre “andreia “ in questo caso è AGGETTIVO e non sostantivo.

 E FANCULO ALLA SOCIETA' MATRIARCALE !!!

(il tutto per rispondere a un amico).

In www.comuni.it ho trovato qualcosa di  molto utile caro il mio VITALE .

.

in Italia il nome ANDREA e' finalmente con SENTENZA considerato esclusivamente maschile e invece in alcuni paesi Europei e' strettamente femminile.

mi chiedevo se fosse adesso possibile fare questa registrazione o meno dato che so di casi recenti.

stamane ero al comune per la scheda elettorale e ho chiesto all’impiegato.

Il tizio era stranamente competente  e mi ha detto che qualcuno ci riesce ancora per IGNORANZA dell’impiegato il quale   potrebbe essere denunciato e perdere il posto.

Alla fine ho letto il TRUCCO su internet . Si puo'  ancora chiamare una ragazza ANDREA ,ma aggiungendo un secondo nome puramente femminile(tipo Andrea Maria o simili). SENZA LA VIRGOLA.

Ho scoperto  inoltre che in tedesco viene considerato femminile( e se in Germania ti chiami Andrea e sei maschio ti prendono in giro).

Qui siamo in Italia, quindi quello che si fa in Germania è ininfluente…per fortuna…infatti l’etimologia della parola è tipicamente MASCHILE e il sostantivo nelle sue “eccezioni” passa da uomo valoroso a forte fino a VIRILE nel senso tipico del termine.

Insomma…rispetto a molti stati europei la nostra cultura letteraria è un po’ piu’ avanti. Merito del fatto che in ITALIA è l’unico posto dove ancora si studiano per bene le “lingue morte” come il latino e il greco.

Varianti

Varianti in altre lingue

Dove esiste il corrispondente femminile, questo è citato.

Santi e Beati 

Postato da: ART41BIS a 18:23 | link | commenti (7) |


Commenti
#1   13 Aprile 2008 - 18:29
 
caro Andrea con un nome come il tuo ci si può passare ore e ore- complimenti per la ricerca- in verità il mio è tipico della antica roma e quindi univoco- importante è la tua radice - buona domenica
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#2   14 Aprile 2008 - 16:59
 
coooooooooooooome sarebbe "fanculo alla società matriarcale"????? :P

una donna non può essere considerata valorosa se non combatte???

indignata
:P
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente BambiCerbiatta

#3   16 Aprile 2008 - 14:12
 
grazie André del passaggio (posso usare una variante del tuo nome ? )
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#4   16 Aprile 2008 - 20:20
 
ahahahhahahahah basta ceh non mi chiami ADRIANA o con nomi femminili puoi usare tutte le varianti che vuoi.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente ART41BIS

#5   19 Aprile 2008 - 08:41
 
un Post nel post. notizie sulla società matriarcale. Riporto per intero un commento di un certo Silverback da: http://www.uomini3000.it

Nella seconda metà dell'Ottocento, lo storico svizzero Johann Jakob Bachofen, sostenne che l'umanità delle origini era basata sul matriarcato, vale a dire sulla supremazia della femmina.
Si diffuse così la tesi che, prima di giungere all'organizzazione patriarcale, l'umanità avesse attraversato una fase matriarcale, in cui la vita era serena, pacifica ed egualitaria.
Le implicazioni di questa teoria non sono di poco conto: essa, infatti, ipotizza una naturalità del predominio femminile, che sarebbe poi stato sconfitto nel corso della storia a prezzo di una dura lotta tra matriarcato e patriarcato.

Essa, inoltre,"storicizza" il concetto di organizzazione sociale, dando al modello di famiglia un carattere culturale, determinato dalle condizioni socio-economiche prevalenti e non innato e universale.
Molti studiosi, attratti da questa ipotesi, ne hanno ricercato la conferma nei reperti archeologici, nei miti e nei testi antichi, riconoscendole una certa validità.
L'ipotesi matriarcale assegna alla femmina delle origini un ruolo di potere mai più riscontrabile nella storia, salvo in alcune piccole comunità cosiddette "primitive", nelle quali si possono trovare ancora oggi, forme di "predominio" femminile.
(Si narra pure che nella metà dell'Ottocento, esistesse in Africa centrale, una tribù di guerriere femmine che venne successivamente sconfitta e massacrata in una feroce battaglia, da dei guerrieri maschi. Le vittime sarebbero state oltre 2000.)

La società matriarcale si sarebbe precisata in epoca Neolitica - all'incirca dal 12.000 al 3000 a.C., a seconda delle diverse aree geografiche.
Mentre gli uomini si dedicavano alla caccia, le donne, che raccoglievano le erbe e i frutti commestibili, avevano modo di osservarne i cicli di crescita.
Iniziarono così a conservare i semi e a tentarne la semina, sorvegliando lo sviluppo delle piante.
Man mano che la produzione aumentava, diventò possibile utilizzare i cereali come alternativa-integrazione alla carne, passando a un controllo consapevole delle risorse naturali attraverso l'agricoltura, che si andò sempre più perfezionando.

Le società nomadi dei cacciatori-raccoglitori si sono così progressivamente trasformate in società agricole stanziali, grazie anche all'introduzione dell'allevamento, attività, anch'essa inizialmente femminile, che garantiva alla comunità una sicura riserva di proteine.
Il procacciamento del cibo cessava quindi di essere un'attività basata soprattutto sulla forza - come nella caccia - e diventava di pertinenza delle femmine, che ora erano in grado di sfamare tutta la comunità, acquistando tra l'altro competenze che gli uomini non avevano.
Il monopolio delle riserve alimentari conferiva alla donna un nuovo potere all'interno della famiglia, che, come ipotizzano alcuni storici, si sarebbe dotata di un'organizzazione matrilineare, riconoscendo giuridicamente la discendenza materna, vale a dire il diritto di successione femminile.

Di conseguenza, le donne godevano di un enorme potere all'interno della società, al punto che si parla di una fase di predominio decisionale e politico femminile, detta ginecocrazia, dal greco "guné", donna e "kratos"potere o matriarcato, il "potere delle madri".
Secondo gli storici, le società matriarcali sarebbero state caratterizzate da un regime comunitario ed egualitario, basato cioè sulla messa in comune delle risorse economiche e sulla mancanza di gerarchie di potere e di distinzione dei ruoli.
L'idea di un'associazione tra potere femminile e regime comunitario deve essersi conservata a lungo nella memoria collettiva, come testimonia, tra l'altro, la commedia di Aristofane "Le donne dell'assemblea" rappresentata ad Atene nel 391 a.C., vale a dire molti secoli dopo la scomparsa del potere matriarcale nell'antica Grecia.
Nella commedia, le donne ateniesi, stanche delle continue guerre, decidono di prendere il potere e di cambiare le regole del gioco, come spiega la protagonista, Prassagora:"...farò che la terra appartenga in comune a tutti, e il denaro, e tutto ciò che ciascuno possiede. Poi, da questi beni comuni noi vi nutriremo, e metteremo tutta la nostra abilità ad amministrarli senza sprechi".



[ L'idea che la visione femminile del potere sia di tipo egualitario, non competitivo e pacifista e quindi non aggressivo, è emersa ripetutamente nel corso della storia, come dimostrano alcuni grandi movimenti ereticali del Medioevo, in cui l'orientamento comunitario si univa a una forte influenza delle donne.
Le femministe degli anni Settanta hanno fatto proprio questo presupposto, sostenendo che l'identità ancestrale femminile ha un carattere ricettivo e protettivo, legato alla maternità e al bisogno di garantire sicurezza alla prole; da qui deriverebbe la maggiore disponibilità alla ricerca di soluzioni pacifiche nei rapporti interpersonali.
In questa prospettiva (dicono le femministe), le manifestazioni irragionevoli e conflittuali, al limite dell'isterismo, espresse così spesso dalle donne sotto forma di litigi, sfuriate, attacchi di rabbia e di ira irrazionale,sarebbero da ricondurre a una condizione di frustrazione indotta, a un'esasperazione dovuta all'emarginazione imposta dall'ordine dominante maschile.
Si tratterebbe dunque (dicono sempre le femministe) di una forma di compensazione reattiva, una pratica di adattamento a condizioni vissute come avvilenti e paralizzanti.
Del resto (aggiungono le solite femministe), la mancanza di autocontrollo, così ripetutamente rimproverata alle donne, non può certo essere considerata un carattere esclusivamente femminile, come dimostrano le tante guerre che da sempre affliggono l'umanità, guerre decise e condotte dagli uomini.
Dunque (concludono) l'irrazionalità femminile sarebbe soltanto una costruzione ideologica appiccicata alla femmina nel corso del tempo e non ascrivibile a una natura originaria.]



L'aumentato potere decisionale conquistato dalle femmine con il controllo delle risorse alimentari si manifestò anche all'interno delle strutture religiose, che cominciavano a delinearsi proprio in quella fase.
Sembra proprio che in molte aree del mondo le forme di religiosità più antiche fossero basate sui culti della Madre Terra o della Grande Madre e accompagnate da riti di propiziazione della fertilità monopolizzati dalle femmine.
Tali riti sono testimoniati dalle statuette votive neolitiche, tra cui spiccano le Veneri steatopigie(dai grandi glutei) o le divinità dalle molte mammelle, che simboleggiano la fecondità femminile.
Le donne diventavano così le uniche detentrici del rapporto con il soprannaturale, le esclusive depositarie dei misteri che legano Cielo e Terra.

Il potere femminile venne sancito da istituzioni politiche e sociali in modi diversi e in epoche diverse, secondo le differenti aree geografiche.
In particolare nel Mediterraneo esso sarebbe continuato fino all'età del bronzo e avrebbe caratterizzato anche la civiltà minoica, sviluppatasi a Creta dal III millennio e terminata attorno al 1500 a.C.
Al centro della religione minoica vi era una donna potentissima, Potnia, simbolo della forza generatrice femminile.
Il suo sposo, il "paredro", svolgeva un ruolo puramente strumentale, in quanto aveva solo il compito di soddisfare sessualmente la Grande Madre, la vera tutrice della riproduzione della specie.

Il fatto che la principale figura religiosa della Grecia minoica fosse una donna assume un significato importante, poiché la struttura religiosa di una società plasma in larga misura il suo sistema di valori; per conoscere il ruolo della femmina all'interno di una determinata civiltà è importante capire come venga definito dalle credenze religiose in essa prevalenti.
E infatti, nella cultura cretese le femmine godevano di una posizione sociale privilegiata rispetto a quella loro riservata nelle altre civiltà coeve.
Le donne minoiche fruivano di una certa libertà di movimento, avevano il ruolo privilegiato di sacerdotesse, potevano amministrare il proprio patrimonio anche dopo essersi sposate, potevano ereditare da un congiunto e divorziare dal marito conservando la dote.

Non vi sono però tracce di una successione matrilineare, se non sporadiche.
Col passaggio dalla civiltà minoica a quella micenea, sviluppatasi a Micene attorno al 1450 a.C. e con il conseguente emergere della figura del guerriero, i caratteri culturali del mondo greco vanno via via modificandosi, trasformando radicalmente lo statuto sociale femminile.

Per concludere questa breve analisi su una supposta età dell'oro della femmina, nell'ambito della civiltà occidentale, bisogna ricordare che sulla sua effettiva consistenza esistono molti ma molti dubbi...
Recentemente, infatti, gli storici si stanno orientando verso un RIDIMENSIONAMENTO dell'IPOTESI MATRIARCALE (perché sono IPOTESI...), ritenendo più corretto parlare di comunità matrilineari, basate cioè sulla discendenza materna e non paterna.

Molti antropologi, poi, parlano del matriarcato in termini di "mito", vale a dire di un'elaborazione fantastica, che rappresenterebbe proprio l'opposto della realtà, il suo inverso, una forma di appagamento immaginario, come quello espresso dalle favole..
L'idea di una società dominata dalle femmine sarebbe quindi, in questa prospettiva, un'inversione mitologica, un "mondo alla rovescia" generato dal bisogno di compensare una realtà brutale e frustrante.
Le donne, insomma, avrebbero elaborato una narrazione fantastica capace di ripagare,...
utente anonimo

#6   19 Aprile 2008 - 08:44
 
.... Le donne, insomma, avrebbero elaborato una narrazione fantastica capace di ripagare, nell'immaginazione, le sofferenze subìte.

Non è quindi facile stabilire se il matriarcato sia una leggenda o una realtà.
Se è vero che in molte culture mediterranee si è a lungo mantenuta la memoria di un'ancestrale fase di predominio femminile che ritorna alla luce in occasione di alcuni riti misterici greci e romani riservati alle donne, è altrettanto vero che neanche nella società cretese vi sono sufficienti elementi per parlare di matriarcato; si può parlare, semmai, di condizioni che assegnavano alla femmina una considerevole libertà e dignità sociale.
Lo stesso mito delle Amazzoni, da molti considerato una prova a favore di un'età d'oro matriarcale, deve essere attentamente riconsiderato.

Il nome di queste femmine guerriere, che vivevano in comunità rigorosamente femminili, deriva da "a-mazos", senza seno. Il mito, infatti, narra che esse tagliavano una mammella alle figlie affinché potessero maneggiare meglio la lancia e l'arco.
Per generare figli, si univano a uomini stranieri, che erano ammessi nella comunità come schiavi.
Se il neonato era maschio, veniva ucciso.
Le Amazzoni erano considerate crudeli e prive di qualsiasi sentimento di umanità: la loro linfa vitale era l'odio verso l'uomo, che conferiva loro la rabbia necessaria per essere invincibili in battaglia.

Recentemente, anche questo mito è stato letto come un racconto catartico, elaborato per esorcizzare il potere femminile e per impedire che la tensione tra i sessi si trasformasse in conflitto insanabile; è inoltre molto probabile che questa narrazione servisse a rappresentare un mondo selvaggio e barbaro - come quello formato da sole femmine -, contrapposto a quello armonioso della civiltà, fondato sulla coesistenza pacifica tra i sessi.
Più che un residuo dell'era matriarcale, quindi, il mito delle Amazzoni attesterebbe una situazione esattamente opposta: la volontà di una società dominata dall'uomo di dimostrare l'innaturalità della separazione tra i sessi e l'incapacità delle donne di pervenire a una gestione equilibrata e stabile della società.
utente anonimo

#7   10 Luglio 2008 - 18:43
 
Ma senti chi parla..!! L'innaturalità della separazione tra i sessi non deve essere di certo dimostrata col predominio di una delle due parti (in questo caso maschile). E mi sembra che la storia che noi conosciamo da vari millenni, di una società patriarcale, abbia dimostrato che questa profonda separazione dei sessi esiste ed è esistita, non tanto dal punto di vista fisico o generazionale, quanto morale, interiore, spirituale, ecc.. La frattura esiste eccome, non si vede ma si sente, si avverte nell'aria. Le donne sono stanche di vedersi e conoscersi sottomesse, frustrate, da secoli. L'essere umano (come la natura in genere) in tutto quello che fà, che pensa, che dice, reagisce a stimoli (causa-effetto). Propongo 2 mie tesi sul mito delle amazzoni: se il mito è inventato, questa è stata una reazione (probabilmenta femminile) per immaginare una società dove anche la donna è guerriera, combatte, è forte e valorosa.. Il fatto è che combatte contro l'uomo, che è sempre stato guerriero, che l'ha dominata e sottomessa.. Se invece il mito dovesse essere vero penso che quella società di donne amazzoni abbia sviluppato tale configurazione proprio come reazione a soprusi subiti precedentemente (magari dalle antenate) dalla parte maschile.. D'altronde se nell'occidente chi combatteva erano gli uomini, chi conquistava nuovi territori (le colonie) e sottometteva i popoli e ne stuprava le donne sono sempre stati gli uomini (mentre le loro donne rimanevano a casa), beh...mi viene da pensare che forse le amazzoni avessero sviluppato una sorta di resistenza, una ribellione agli stranieri, agli invasori, ai conquistatori.. Il fatto che si accoppiassero solo con stranieri che poi schiavizzavano me lo fà pensare ancora di più.. Può essere che i loro uomini precedentemente erano stati fatti fuori proprio dagli 'stranieri'..?! Chi lo sà..
Io ritengo che la società matriarcale sia esistita veramente, altrimenti non si spiegano tutti i ritrovamenti archeologici (statue della dea madre,ecc.. Una di queste l'ha trovata anche mio nonno nel Sinis, in Sardegna..e ora si trova in un museo di Londra) e nemmeno i residui di società matriarcali in piccole tribù o comunità, che hanno resistito per secoli alle influenze di una cultura dominante patriarcale che si estendeva nel mondo.. Inoltre bisogna distingure società matriarcali da matrilineari: le prime sono società dove le donne (le madri) gestiscono e amministrano la vita della comunità, mentre le seconde sono società dove le donne hanno il potere sulla linea di discendenza dei figli (per via della madre, e quindi appunto matrilineare) ma non sull'amministrazione della vita sociale, che in molti casi (in alcune comunità) è gestita dall'uomo.
Io ho una mia teoria sullo sviluppo della società matriarcale e conseguentemente di una società patriarcale.. Anche la società matriarcale (come quella patriarcale) era una società dove dominava una delle due parti, la donna, soprattutto in quanto madre, poichè ritenuta 'sacra' o superiore in quanto detiene il potere diretto della procreazione, del generare vita. Non si comprendeva la partecipazione maschile a questo processo, e si vedeva in modo superfluo, ininfluente e indifferente. Ovviamente le divinità erano femminili, e se esistevano dei maschili, avevano una 'parte minore', secondaria, in merito all'importanza religiosa e culturale. Secondo me la società patriarcale si è sviluppata proprio come rigetto, rifiuto, reazione a questa società dominata, controllata e gestita dalle madri. Questi umori serpeggiavano per secoli, e per un cambiamento del genere occorrono secoli...sovvertire uno 'status' millenario non si può fare da un giorno all'altro.. Forse la società matriarcale era una società più egualitaria, assembleista,ecc..ma sta di fatto che il malessere profondo di queste società è radicato nello squilibrio tra le due parti che compongono l'essere umano per eccellenza, la parte femminile e maschile. Forse sta nella diversità tra indole maschile e quella femminile che è difficile trovare un'equilibrio, e questo genera i suoi effetti nella società in cui si vive. Solamente trovando un'equilibrio giusto ed equo, un'armonia tra il maschile ed il femminile fondata sull'amore, si può arrivare ad una società egualitaria, pacifica e stabile..
utente anonimo

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